Lezione n°2 prima parte

SCHEMA LAVORO POESIA

  1. Osserva: senti o provi qualcosa?

  2. Annota sul foglio tutte le sensazioni, le emozioni ed i sentimenti che provi.

  3. Trasforma queste sensazioni, emozioni e sentimenti in immagini (similitudini, metafore, ecc.)

  4. Rispondi: hai usato queste immagini perchè le hai gia sentite o lette? Se si, dove e quando? Se no, spiega i motivi della scelta.

  5. Hai usato altre volte questa o queste immagini in tue composizioni?

  6. Le immagini scelte sono, secondo te, complete (cioè ti soddisfano completamente o ti sembrano insufficienti) per esprimere ciò che hai sentito o provato?

  7. Se hai usato più immagini: ti sembrano ripetitive oppure una completa l'altra?

  8. Se sono ripetitive: pensi che si possano riassumere in una sola?

  9. Trovi difficoltà a riassumere? Perchè?

  10. Verifichiamo: il testo, dopo questo lavoro, come ti sembra? Prova a leggerlo ad alta voce...

  11. Senti musicalità, armonia mentre lo reciti?

Floriana Tambasco

  1. Vedi punto 3.
  2. Vedi punto 3.
  3. Le mie poesie hanno sempre origine da un'osservazione o da una riflessione che provoca l'ispirazione, cioè che mi fa sentire il bisogno di esprimere l'agitazione in cui sono coinvolti i miei sentimenti e i miei sensi. Quindi annoto tutto ciò che provo, scrivendo di getto. Successivamente elaboro il materiale. Posso dire, perciò, che già seguo le indicazioni dei punti 1, 2 e 3.
  4. Le immagini che utilizzo nei miei testi non sono frutto di particolari letture, anzi cerco sempre di essere il più originale possibile, utilizzando immagini che io stessa ho creato in situazioni precedenti o semplicemente seguendo l'ispirazione del momento. Dunque, non opero una scelta tra varie immagini, ma scrivo l'unica che esprime ciò che penso.
  5. Le immagini variano da poesia a poesia.
  6. Vedi punto 7.
  7. Da ciò che ho risposto al punto 4 ne deriva che le immagini che compongono le poesie riescono quasi sempre a rispondere alle mie esigenze comunicative e non sono ripetitive, ma si completano a vicenda.
    Tutte queste fasi le ho rispettate anche per la poesia che segue:

Malinconia inglese
Non sarai tu,
inquietante violenta cornacchia,
a carpire spensieratezza.
Non sarai tu,
triste pioggia inglese,
a inumidire sorridenti visi amici.
Non sarai tu,
cupa volta senza alba e tramonto,
a celare presenza dell'amata alma.
Non resterò sola
con la mia malinconia.

Volendola sintetizzare si potrebbe renderla così:

Inquietante violenta cornacchia,
triste pioggia inglese,
cupa volta senza alba e tramonto...
... ma non resterò sola
con la mia malinconia...

Non è stato facile sintetizzare un testo molto compatto, quale quello originario, inoltre la seconda versione mi dà l'impressione di non rendere a pieno ciò che voglio esprimere e di essere meno musicale.

Cara Floriana, vedo che sei entrata nello spirito dell' "economia" presentando una versione finale della tua "creazione" come sintesi del lavoro. E' un ottimo lavoro! Certo, per te sarà doloroso, soprattutto all'inizio, accettare questi passaggi alla sintesi; ti parranno innaturali e quindi li rifiuterai inconsciamente... Poi però tutto ti sembrerà più facile a ti faciliterà anche i passaggi successivi. Tornando al tuo testo:

Inquietante
violenta cornacchia,
triste pioggia
inglese,
cupa volta
(senza alba e tramonto)
... non resterò
sola
con la mia
malinconia...

Da questa potresti passare poi a successive modifiche, lavorando sulla struttura grafica e sulle tonalità... (la parte tra parentesi si traduce sonoramente ad un tono più alto o più basso, secondo I'intensità emotiva che intendi tradurre)... la scansione ritmica ti aiuterà a trovare una musicalità funzionale al messaggio. Prova ad ipotizzare, recitandola ad alta voce, un "ritmo" individuato dall'andare a capo.

Paola Delton

  1. In questo momento provo una sorta di rassegnazione per la mia condizione di vita e di lavoro. Non sarei in grado di cambiarla, anche se non mi soddisfa al massimo. Per questo motivo non provo nessuna emozione particolare; ho iniziato un nuovo lavoro e nello stesso tempo sono un po' preoccupata per come andrà e anche procedo credendo che in qualche modo me la caverò. Essendo in un luogo che non è quello mio abituale, sento una sorta di estraneità nei confronti delle cose e delle persone che mi circondano.
  2. Rassegnazione, estraneità, libertà, solitudine, sicurezza e insicurezza contemporaneamente.
  3. Trasformo queste sensazioni in immagini:
  4. Non ho mai sentito queste immagini; cerco di non usare le immagini degli altri; credo che una delle caratteristiche dell'espressione artistica moderna sia l'originalità. Le sensazioni elencate al n.2 potevano essere descritte con queste immagini, in questo momento però, magari più tardi ne avrei pensate delle altre.
  5. Non ho mai usato queste immagini nelle mie composizioni.
  6. Non credo siano sufficienti per esprimere ciò che ho provato, ma in quel momento erano le sole che mi sono venute in mente (non so se riuscirei mai a dire che qualcosa è sufficiente e mi soddisfa).
  7. Le prime due immagini al n.7 non credo si possano riassumere perchè mantengono delle differenze importanti.
  8. Potrei trovare difficoltà a riassumere perchè do molto peso alle differenze semantiche di due parole, anche se sinonimi. Così vale per le immagini, ognuna mantiene la propria specificità e seppur simili una non potrebbe sostituire l'altra. Per questi motivi scelgo una parola-immagine invece di un'altra.
  9. Devo comporre un testo poetico? Ci provo:
  10. Vola libero,
    prigioniero,
    Nella tua grande cella,
    Non sei un uccellino
    ...ma le sbarre non han varco.
    La tua solitudine
    - lama affilata -
    sarà compagna di vita.
    Cogli l'onda
    e rinfresca
    le tue squame scottate.

    Il testo che mi è uscito non mi sembra molto male. Ho cercato di riassumere tutte le immagini che avevo prima elencato e mi sembra che possano accostarsi piuttosto bene.
  11. Sento una certa musicalità nei tre ultimi versi, grazie alla ripetizione dei suoni sc - sq.

Cara Paola, per la composizione basterebbe soltanto qualche "sfrondamento": I'insieme risulterebbe più armonico.

Daniela Tulini

Cosa provo? Cosa sento?
Mi sento svuotata (ma mai vuota!) Non mi lascia mai il desiderio di scrutare le parole, gli sguardi, i gesti che riflettono al mondo la parte più nascosta di me.
Ma proprio ora, sento questo desiderio sempre più deluso perchè cerca instancabilmente che le emozioni escano dalla loro agonia e riaffiorino in un vivo sentimento che non riesco a provare, adesso. Voglio che siano autentici, non come quella squallida realtà di uomo che vive senz'anima. Sono in pace, è vero, ma non mi basta.

Questo provo: il mondo va avanti comunque, senza ascoltare le mie ragioni, anche se sono disorientata e il tempo si appropria della vita.
Sono altre le mie certezza, non può esserlo il mondo ma, essendo io parte di esso, non accetto che quando inciampo tutto il resto continui...nonostante me.

Un vuoto (1)
ha preso posto dentro me
in cui rimbomba
la rauca delusione
per sentimenti che si spengono, (2)
emozioni in agonia (3)
che annientano il riflesso dello sguardo (4)
e tagliano il ponte
tra la mia anima e il mondo.
Niente tempeste, nè scossoni
...non mi basta più.
Ogni minimo frammento di vita
sia autentico e unico
per non cadere
nella squallida normalità.
Non trovo più la bussola (5)
perchè il tempo
ha preso il timone (6)
senza ascoltare le mie ragioni.
Non è questa la rotta delle certezze. (7)
Urlo nel mio vuoto
perchè tutto continua...
nonostante me.
(1) il vuoto è come una cassa di risonanza

(2) i sentimenti agiscono come luce

(3) le emozioni sono la vita dell'interiorità

(4) sguardi ed azioni sono immagini riflesse con cui comunico al mondo

(5) metafora comune: bussola-orientamento

(6) è il tempo a guidare la rotta della vita

(7) sta a significare che il mondo è privo di certezze

 

Cara Daniela, ti suggerisco di togliere la parte centrale (da "niente tempeste" fino a "squallida normalità") per arrivare a questa stesura finale:

Un vuoto
in me...
rauca rimbomba
la delusione
- sentimenti che si spengono,
agoniche emozioni
tagliano il ponte
tra l'anima
ed il mondo...
Non trovo
la bussola:
il tempo
ha preso il timone
senza ascoltare
ragioni.
Non è questa
la rotta...
Urlo nel vuoto
perchè tutto continua
...nonostante me.

 

lezione n°2 seconda parte

Esercitazione: fare "economia" di parole.

  1. Seguendo il suggerimento di E. Pound (caricare al massimo di significati ogni singolo termine, evitando il superfluo...) leggi un testo di prosa a tua scelta e trasformalo in poesia.
  2. Comincia col dare un "ritmo", dividendo il testo in versi.
  3. Rileggi, eliminando man mano i termini (parole, verbi, ecc...) che risultano non necessari al messaggio, affinchè sia comprensibile...(esempio: nella frase "in un angolo nascosto" si può eliminare "nascosto" poichè un "angolo" è già un luogo poco visibile...)
  4. Rileggi nuovamente il testo cercando di armonizzare i termini usati (sostituisci, ad esempio, un termine poco musicale con uno che lo sia...) aiutandoti con dei sinonimi.

Cristina espa

Il brano di prosa su cui ho lavorato è "Stazione di servizio" di Alessandro Villa. (si trova sul n° 9 di Riflesso ndr.)

 STAZIONE DI SERVIZIO

...APERTO...

Il vento andò in altalena
- battiti di tempo -
dentro il riverbero solare.

Claudio arrivò
- Stupito -
ascoltò la quiete strana.

Spettri di vita spenta
tra la voce del vento
Restare, partire?

Claudio cercò
- caparbio -
e schiantò nella risposta.

Il vento andò in altalena
- battiti impazziti -
dentro il pannello voltato.

...CHIUSO PER TURNO... 

OK! Ottimo lavoro!


Floriana Tambasco

Testo utilizzato per il lavoro:
Brano tratto dal romanzo "Un uomo" di Oriana Fallaci.

La notte avevi fatto quel sogno. Un gabbiano volava nell'alba ed era un gabbiano bellissimo, con le penne d'argento. Volava solo e deciso sulla città che dormiva, e sembrava che il cielo gli appartenesse quanto l'idea della vita. D'un tratto aveva virato il discesa, per tuffarsi a picco nel mare, aveva bucato il mare sollevando una fontana di luce, e la città s'era svegliata, piena di gioia perchè da molto tempo non vedeva la luce. Nello stesso momento le colline s'erano accese di fuochi, dalle finestre spalancate la gente aveva gridato la buona notizia, a migliaia erano scesi nelle piazze a far festa, inneggiare alla libertà ritrovata:"Il gabbiano! Ha vinto il gabbiano!", ma tu lo sapevi che sbagliavano tutti, che il gabbiano aveva perduto. Dopo il tuffo miriadi di pesci lo aveva no aggredito per morderlo agli occhi, strappargli le ali, era esplosa una lotta tremenda che escludeva ogni via di salvezza. Invano egli si difendeva con abilità e coraggio, beccando all'impazzata, rovesciando in salti che spruzzavano immensi ventagli di spuma e spingevano ondate fino agli scogli: i pesci erano troppi, e lui troppo solo. Le ali lacerate, il corpo inciso di tagli, la testa straziata, perdeva sempre più sangue, lottava sempre più debolmente, e alla fine, con un grido di dolore, s'era inabissato insieme alla luce. Sulle colline i fuochi s'erano spenti, a città era tornata a dormire, nel buio, come se nulla fosse successo.
SOGNO

   Volava
      nell'alba che gli apparteneva
   un gabbiano con penne
      d'argento.
   D'un tratto
bucò il mare...
Sollevò una fontana di luce...
   Luce
svegliò la città,
accese le colline,
libertà.
   Miriadi di pesci
...lotta tremenda...
...ventagli di spuma...
...coraggio...
   Troppo solo:
ali lacerate,
corpo inciso
testa straziata.
   Un grido di dolore e
      s'inabissa
Buio:
niente è successo.

Hai fatto un ottimo lavoro, anche se alcune parti sarebbero state molto più incisive se ridotte e sfrondate ulteriormente. Ad esempio: dopo "troppo solo" potevi benissimo utilizzare soltanto aggettivi, e tutti al singolare.

Daniela Tulini

La bellezza ha un linguaggio celeste tutto suo, più elevato delle voci, delle lingue e delle labbra. E' un linguaggio senza tempo, comune a tutta l'umanità, un lago calmo che attira i ruscelli canori alle sue profondità, e li mette a tacere. Solo il nostro spirito può comprendere la bellezza o vivere e crescere con essa. Essa sconcerta la nostra mente, siamo incapaci di descriverla a parole; è una sensazione che i nostri occhi non riescono a vedere, derivante dalla persona che osserva e da quella che è guardata. La vera bellezza è un raggio che emana dal sancta sanctorum dello spirito, e illumina il corpo come la vita viene dalla profondità della terra e dà colore e profumo a un fiore. La vera bellezza risiede nell'accordo spirituale, chiamato amore, che può esistere tra un uomo e una donna; il mio spirito e quello di Selma si protesero l'uno verso l'altro nel giorno del nostro incontro e fu quel desiderio a farmela vedere come la donna più bella del mondo? o ero io inebriato del vino della giovinezza che mi fece immaginare ciò che mai esistette? Fu la mia giovinezza che mi accecava letteralmente gli occhi, a farmi immaginare lo splendore dei suoi occhi, la dolcezza della sua bocca e la grazia della sua figura? o furono invece il suo splendore, la sua dolcezza e la sua grazia ad aprirmi gli occhi e a mostrarmi la gioia e il dolore dell'amore? E' difficile rispondere a queste domande, ma vi assicuro che in quel momento provai un'emozione che non avevo mai provato prima, un nuovo sentimento che riposava tranquillo nel mio cuore, come lo spirito che si librò sulle acque alla creazione del mondo e da quel sentimento nacquero la mia gioia e il mio dolore.
Così finì il mio primo incontro con Selma e così il volere del cielo mi liberò dalla schiavitù della giovinezza e della solitudine e mi lasciò seguire la processione dell'amore. L'amore è la sola sola libertà del mondo perchè eleva tanto lo spirito  che le leggi dell'umanità e i fenomeni della natura non possono alterare il suo corpo.   Kahlil Gibran
 
La bellezza 
ha un linguaggio celeste senza tempo
più elevato delle voci, delle lingue delle labbra
comune a tutta l'umanità
un lago calmo
che attira i ruscelli canori alle sue profondità
e li mette a tacere.
Dallo spirito solo
è compresa e vissuta.
Sconcerta la mente
e lascia senza parole,
questa sensazione
che nasce da uno sguardo profondo
e i nostri occhi non riescono a vedere.
La vera bellezza
è un raggio che emana dallo spirito
e illumina il corpo
come la vita colora e profuma fiori
dalla profondità della terra;
è l'accordo spirituale, chiamato amore
come il fatale incontro con Selma.
Per quel desiderio, forse,
sembrò la donna più bella del mondo?
o inebriato del vino della giovinezza
immaginai ciò che mai esistette?
Fu la giovinezza a che mi accecava
a illuminare i suoi occhi, la sua bocca, la sua figura
o forse il suo splendore
la sua dolcezza
e la sua grazia
mi aprirono gli occhi
e mi mostrarono la gioia e il dolore dell'amore?
difficile rispondere.
Ma in quel momento provai un'emozione,
un nuovo tranquillo sentimento
come lo spirito sulle acque alla creazione del mondo
e da lì nacquero gioia e dolore.
Così finì il mio incontro con Selma
così il cielo
mi liberò dalla giovinezza e dalla solitudine
e mi lasciò seguire la processione dell'amore.
L'amore...
la sola libertà del mondo
poichè eleva tanto lo spirito
che nulla ne può alterare il corpo.

Forse potevi tentare un ulteriore sfrondatura.