SCHEMA LAVORO POESIA
Malinconia inglese
Non sarai tu,
inquietante violenta cornacchia,
a carpire spensieratezza.
Non sarai tu,
triste pioggia inglese,
a inumidire sorridenti visi amici.
Non sarai tu,
cupa volta senza alba e tramonto,
a celare presenza dell'amata alma.
Non resterò sola
con la mia malinconia.
Inquietante violenta cornacchia,
triste pioggia inglese,
cupa volta senza alba e tramonto...
... ma non resterò sola
con la mia malinconia...
Non è stato facile sintetizzare un testo molto compatto, quale quello
originario, inoltre la seconda versione mi dà l'impressione di non rendere
a pieno ciò che voglio esprimere e di essere meno musicale.
Cara Floriana,
vedo che sei entrata nello spirito dell' "economia" presentando una
versione finale della tua "creazione" come sintesi del lavoro. E'
un ottimo lavoro! Certo, per te sarà doloroso, soprattutto all'inizio,
accettare questi passaggi alla sintesi; ti parranno innaturali e quindi li rifiuterai
inconsciamente... Poi però tutto ti sembrerà più facile
a ti faciliterà anche i passaggi successivi. Tornando al tuo testo:
Inquietante
violenta cornacchia,
triste pioggia
inglese,
cupa volta
(senza alba e tramonto)
... non resterò
sola
con la mia
malinconia...
Da questa potresti passare poi a successive modifiche, lavorando sulla struttura grafica e sulle tonalità... (la parte tra parentesi si traduce sonoramente ad un tono più alto o più basso, secondo I'intensità emotiva che intendi tradurre)... la scansione ritmica ti aiuterà a trovare una musicalità funzionale al messaggio. Prova ad ipotizzare, recitandola ad alta voce, un "ritmo" individuato dall'andare a capo.
Vola libero,
prigioniero,
Nella tua grande cella,
Non sei un uccellino
...ma le sbarre non han varco.
La tua solitudine
- lama affilata -
sarà compagna di vita.
Cogli l'onda
e rinfresca
le tue squame scottate.
Cara Paola,
per la composizione basterebbe soltanto qualche "sfrondamento": I'insieme
risulterebbe più armonico.
Cosa provo? Cosa sento?
Mi sento svuotata (ma mai vuota!) Non mi lascia mai il desiderio di scrutare
le parole, gli sguardi, i gesti che riflettono al mondo la parte più nascosta
di me.
Ma proprio ora, sento questo desiderio sempre più deluso perchè cerca instancabilmente
che le emozioni escano dalla loro agonia e riaffiorino in un vivo sentimento
che non riesco a provare, adesso. Voglio che siano autentici, non come quella
squallida realtà di uomo che vive senz'anima. Sono in pace, è vero, ma non mi
basta.
Questo provo: il mondo va avanti comunque, senza ascoltare le mie ragioni,
anche se sono disorientata e il tempo si appropria della vita.
Sono altre le mie certezza, non può esserlo il mondo ma, essendo io parte di
esso, non accetto che quando inciampo tutto il resto continui...nonostante me.
| Un vuoto (1) ha preso posto dentro me in cui rimbomba la rauca delusione per sentimenti che si spengono, (2) emozioni in agonia (3) che annientano il riflesso dello sguardo (4) e tagliano il ponte tra la mia anima e il mondo. Niente tempeste, nè scossoni ...non mi basta più. Ogni minimo frammento di vita sia autentico e unico per non cadere nella squallida normalità. Non trovo più la bussola (5) perchè il tempo ha preso il timone (6) senza ascoltare le mie ragioni. Non è questa la rotta delle certezze. (7) Urlo nel mio vuoto perchè tutto continua... nonostante me. |
(1) il vuoto è come una cassa di risonanza
(2) i sentimenti agiscono come luce (3) le emozioni sono la vita dell'interiorità (4) sguardi ed azioni sono immagini riflesse con cui comunico al mondo (5) metafora comune: bussola-orientamento (6) è il tempo a guidare la rotta della vita (7) sta a significare che il mondo è privo di certezze |
Cara Daniela,
ti suggerisco di togliere la parte centrale (da "niente tempeste"
fino a "squallida normalità") per arrivare a questa stesura finale:
| Un vuoto in me... rauca rimbomba la delusione - sentimenti che si spengono, agoniche emozioni tagliano il ponte tra l'anima ed il mondo... |
Non trovo la bussola: il tempo ha preso il timone senza ascoltare ragioni. Non è questa la rotta... Urlo nel vuoto perchè tutto continua ...nonostante me. |
Esercitazione: fare "economia" di parole.
Il brano di prosa su cui ho lavorato è "Stazione di servizio" di Alessandro Villa. (si trova sul n° 9 di Riflesso ndr.)
| STAZIONE DI SERVIZIO
...APERTO... Il vento andò in altalena Claudio arrivò |
Spettri di vita spenta tra la voce del vento Restare, partire? Claudio cercò Il vento andò in altalena ...CHIUSO PER TURNO... |
OK! Ottimo
lavoro!
Testo utilizzato per il lavoro:
Brano tratto dal romanzo "Un uomo" di Oriana Fallaci.
| La notte avevi fatto quel sogno. Un gabbiano volava nell'alba ed era un gabbiano bellissimo, con le penne d'argento. Volava solo e deciso sulla città che dormiva, e sembrava che il cielo gli appartenesse quanto l'idea della vita. D'un tratto aveva virato il discesa, per tuffarsi a picco nel mare, aveva bucato il mare sollevando una fontana di luce, e la città s'era svegliata, piena di gioia perchè da molto tempo non vedeva la luce. Nello stesso momento le colline s'erano accese di fuochi, dalle finestre spalancate la gente aveva gridato la buona notizia, a migliaia erano scesi nelle piazze a far festa, inneggiare alla libertà ritrovata:"Il gabbiano! Ha vinto il gabbiano!", ma tu lo sapevi che sbagliavano tutti, che il gabbiano aveva perduto. Dopo il tuffo miriadi di pesci lo aveva no aggredito per morderlo agli occhi, strappargli le ali, era esplosa una lotta tremenda che escludeva ogni via di salvezza. Invano egli si difendeva con abilità e coraggio, beccando all'impazzata, rovesciando in salti che spruzzavano immensi ventagli di spuma e spingevano ondate fino agli scogli: i pesci erano troppi, e lui troppo solo. Le ali lacerate, il corpo inciso di tagli, la testa straziata, perdeva sempre più sangue, lottava sempre più debolmente, e alla fine, con un grido di dolore, s'era inabissato insieme alla luce. Sulle colline i fuochi s'erano spenti, a città era tornata a dormire, nel buio, come se nulla fosse successo. |
| SOGNO
Volava |
Hai fatto
un ottimo lavoro, anche se alcune parti sarebbero state molto più incisive se
ridotte e sfrondate ulteriormente. Ad esempio: dopo "troppo solo"
potevi benissimo utilizzare soltanto aggettivi, e tutti al singolare.
| La bellezza ha un linguaggio celeste tutto suo,
più elevato delle voci, delle lingue e delle labbra. E' un linguaggio senza
tempo, comune a tutta l'umanità, un lago calmo che attira i ruscelli canori
alle sue profondità, e li mette a tacere. Solo il nostro spirito può comprendere
la bellezza o vivere e crescere con essa. Essa sconcerta la nostra mente,
siamo incapaci di descriverla a parole; è una sensazione che i nostri occhi
non riescono a vedere, derivante dalla persona che osserva e da quella che
è guardata. La vera bellezza è un raggio che emana dal sancta sanctorum
dello spirito, e illumina il corpo come la vita viene dalla profondità della
terra e dà colore e profumo a un fiore. La vera bellezza risiede nell'accordo
spirituale, chiamato amore, che può esistere tra un uomo e una donna; il
mio spirito e quello di Selma si protesero l'uno verso l'altro nel giorno
del nostro incontro e fu quel desiderio a farmela vedere come la donna più
bella del mondo? o ero io inebriato del vino della giovinezza che mi fece
immaginare ciò che mai esistette? Fu la mia giovinezza che mi accecava letteralmente
gli occhi, a farmi immaginare lo splendore dei suoi occhi, la dolcezza della
sua bocca e la grazia della sua figura? o furono invece il suo splendore,
la sua dolcezza e la sua grazia ad aprirmi gli occhi e a mostrarmi la gioia
e il dolore dell'amore? E' difficile rispondere a queste domande, ma vi
assicuro che in quel momento provai un'emozione che non avevo mai provato
prima, un nuovo sentimento che riposava tranquillo nel mio cuore, come lo
spirito che si librò sulle acque alla creazione del mondo e da quel sentimento
nacquero la mia gioia e il mio dolore. Così finì il mio primo incontro con Selma e così il volere del cielo mi liberò dalla schiavitù della giovinezza e della solitudine e mi lasciò seguire la processione dell'amore. L'amore è la sola sola libertà del mondo perchè eleva tanto lo spirito che le leggi dell'umanità e i fenomeni della natura non possono alterare il suo corpo. Kahlil Gibran |
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| La bellezza ha un linguaggio celeste senza tempo più elevato delle voci, delle lingue delle labbra comune a tutta l'umanità un lago calmo che attira i ruscelli canori alle sue profondità e li mette a tacere. Dallo spirito solo è compresa e vissuta. Sconcerta la mente e lascia senza parole, questa sensazione che nasce da uno sguardo profondo e i nostri occhi non riescono a vedere. La vera bellezza è un raggio che emana dallo spirito e illumina il corpo come la vita colora e profuma fiori dalla profondità della terra; è l'accordo spirituale, chiamato amore come il fatale incontro con Selma. Per quel desiderio, forse, sembrò la donna più bella del mondo? |
o inebriato del vino della giovinezza immaginai ciò che mai esistette? Fu la giovinezza a che mi accecava a illuminare i suoi occhi, la sua bocca, la sua figura o forse il suo splendore la sua dolcezza e la sua grazia mi aprirono gli occhi e mi mostrarono la gioia e il dolore dell'amore? difficile rispondere. Ma in quel momento provai un'emozione, un nuovo tranquillo sentimento come lo spirito sulle acque alla creazione del mondo e da lì nacquero gioia e dolore. Così finì il mio incontro con Selma così il cielo mi liberò dalla giovinezza e dalla solitudine e mi lasciò seguire la processione dell'amore. L'amore... la sola libertà del mondo poichè eleva tanto lo spirito che nulla ne può alterare il corpo. |
Forse potevi
tentare un ulteriore sfrondatura.